Decreto del
Presidente della Repubblica
23 maggio 2003
Approvazione
del Piano sanitario nazionale 2003-2005.
(Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 139 del 18-6-2003
- Suppl. Ordinario n.95)
IL PRESIDENTE DELLA
REPUBBLICA
Visto l'art. 1, comma 5, del decreto legislativo 30 dicembre
1992, n. 502, e successive modificazioni, che demanda al
Governo la predisposizione e l'adozione del Piano sanitario
nazionale, sentite le Commissioni parlamentari competenti per
materia e le Confederazioni sindacali maggiormente
rappresentative, d'intesa con la Conferenza unificata di cui
all'art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;
Visto l'art. 8 del citato decreto legislativo n. 281 del
1997;
Vista la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in
data 29 novembre 2001, pubblicato nel supplemento ordinario
alla Gazzetta Ufficiale n. 33 dell'8 febbraio 2002, recante
individuazione dei livelli essenziali di assistenza, di cui
all'art. 1, comma 6, del decreto legislativo 30 dicembre 1992,
n. 502, e successive modificazioni;
Viste le osservazioni delle Regioni formulate dalla Conferenza
dei presidenti delle regioni e delle Province autonome nella
seduta della Conferenza Stato-Regioni del 20 giugno 2002;
Acquisito il parere delle Confederazioni sindacali
maggiormente rappresentative;
Acquisito il parere delle competenti Commissioni parlamentari
della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;
Preso atto dell'intesa intervenuta nell'ambito della
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni
e le Province autonome di Trento e di Bolzano, unificata con
la Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali nella seduta
del 15 aprile 2003;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata
nella riunione del 18 aprile 2003;
Sulla proposta del Ministro della salute, di concerto con i
Ministri per gli affari regionali e dell'economia e delle
finanze;
Decreta:
Art. 1.
1. E' approvato il Piano sanitario nazionale 2003-2005 nel
testo risultante dall'atto di intesa tra Stato e Conferenza
unificata, di cui all'allegato.
Il presente decreto, previa registrazione da parte della Corte
dei conti, sara' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana.
Dato a Roma, addi' 23 maggio 2003
CIAMPI
Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri
Sirchia, Ministro della salute
La Loggia, Ministro per gli affari regionali
Tremonti, Ministro dell'economia e delle finanze
Visto, il Guardasigilli: Castelli
Registrato alla Corte dei conti il 13 giugno 2003
Ufficio di controllo preventivo sui Ministeri dei servizi alla
persona e dei beni culturali, registro n. 4, foglio n. 113
ABSTRACT
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4. L'ambiente e la salute
Sono in molti casi ben accertate le interazioni fra i
fattori di rischio ambientali e la salute, anche se la ricerca
delle possibili soluzioni resta talvolta problematica
particolarmente per le complesse implicazioni socio-economiche
sottostanti. In questo settore importanti benefici sono
prevedibili attraverso l'efficace collaborazione fra i settori
che, a livello nazionale e territoriale, sono responsabili per
la salute o per l'ambiente.
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4.5. L'inquinamento acustico
L'inquinamento acustico causato dal traffico, dalle
industrie, dalle attivita' ricreative interessa circa il 25%
della popolazione europea, provocando sia disagi che danni
alla salute. Infatti, anche se le conseguenze dell'esposizione
al rumore a bassi livelli variano da individuo ad individuo,
un'esposizione prolungata nel tempo, che raggiunge determinati
valori di pressione sonora, e' causa, in tutta la popolazione,
di effetti nocivi sull'organo dell'udito e sull'intero
organismo. Per un'esposizione ad elevati livelli, protratta
per anni, quale puo' riscontrarsi in alcuni ambienti di
lavoro, si registra un abbassamento irreversibile della soglia
uditiva. Anche in relazione a esposizione a piu' bassi livelli
di rumore si registrano nell'intero organismo, secondo il
perdurare dello stimolo, una serie di modificazioni a carico
di vari organi ed apparati.
Numerose indagini dimostrano che nella maggior parte delle
citta' italiane esaminate i livelli di rumore sono superiori
ai livelli massimi previsti dalle norme vigenti sia di giorno
che di notte. Per quanto riguarda l'esposizione al rumore
negli ambienti di lavoro, si puo' stimare, in maniera
conservativa, che la popolazione dei lavoratori esposti a piu'
di 90 dB(A) di Leq (Livello Equivalente di pressione sonora)
sia pari almeno alle 100.000 unita', e le ipoacusie
professionali rimangono di gran lunga la prima tecnopatia in
Italia, contribuendo con piu' del 50% al totale delle malattie
professionali indennizzate.
Da quanto esposto scaturisce con urgenza la necessita' di
interventi, sia negli ambienti di lavoro che negli ambienti di
vita, finalizzati alla riduzione dell'esposizione al
rumore.
Per quanto riguarda gli ambienti di vita, la limitazione del
traffico veicolare e' soltanto uno degli strumenti per
migliorare la qualita' ambientale, e deve essere integrata con
altre azioni individuabili a livello locale, nazionale,
comunitario: dalla pianificazione urbanistica, alla viabilita'
e conseguente regolamentazione dei flussi di traffico, al
potenziamento dell'attivita' di controllo e repressione dei
comportamenti eccessivi, agli incentivi economici per lo
svecchiamento dei mezzi di trasporto pubblici e privati, al
finanziamento dell'attivita' di ricerca per lo sviluppo di
veicoli a basse emissioni di inquinanti, alla zonizzazione
acustica (classificazione del territorio comunale in 6 classi
in base ai livelli di rumore), al piano di risanamento
acustico comunale.
Per quanto riguarda l'esposizione negli ambienti di lavoro,
quattro sono i livelli di azione da intraprendere per ridurre
l'incidenza sulla salute di questo fattore di rischio:
migliorare gli standard di sicurezza e tutela aziendali
tramite una piu' corretta e puntuale applicazione della
vigente legislazione;
incrementare l'azione di vigilanza a livello territoriale
sulla corretta applicazione della vigente legislazione in
materia;
completare l'emanazione dei decreti attuativi previsti dal
Decreto Legislativo 15 agosto 1991, n. 277;
attuare una politica di incentivazione e di sostegno alle
aziende che vogliono attuare interventi di riduzione della
rumorosita' negli ambienti di lavoro.
I macrosettori produttivi ai quali dovrebbero essere
indirizzati i maggiori sforzi sono quello metalmeccanico,
quello edile e quello estrattivo.
4.6. I campi
elettromagnetici
Negli ultimi anni si e' verificato un aumento senza
precedenti del numero e della varieta' di sorgenti di campi
elettrici, magnetici ed elettromagnetici utilizzate a scopo
individuale, industriale e commerciale. Tali sorgenti
comprendono, oltre le linee di trasposto e distribuzione
dell'energia elettrica, apparecchiature per uso domestico,
personal computers (dispositivi operanti tutti alla frequenza
di 50 Hz), telefoni cellulari con le relative stazioni radio
base, forni a microonde, radar per uso civile e militare
(sorgenti a radio frequenza e microonde), nonche' altre
apparecchiature usate in medicina, nell'industria e nel
commercio.
Tali tecnologie, pur di grande utilita', generano continue
preoccupazioni per i possibili rischi sanitari della
popolazione.
Per quanto riguarda i campi a frequenza estremamente bassa
(ELF), l'esposizione dell'uomo e' principalmente collegata
alla produzione, alla distribuzione ed all'utilizzazione
dell'energia elettrica. Nel 1998, il gruppo di esperti
internazionali del National Institute of Environmental Health
Sciences (USA) ha affermato che, usando i criteri stabiliti
dalla Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC),
i campi ELF dovrebbero essere considerati come "possibili
cancerogeni". Possibile cancerogeno per l'uomo significa che
esistono limitate evidenze scientifiche sulla possibilita' che
l'esposizione a campi ELF possa essere associata
all'insorgenza dei tumori. Sulla base di queste valutazioni di
esposizioni e della stima del livello di rischio di leucemia
per l'infanzia, e' stato calcolato che ogni anno si potrebbero
verificare 1,3 (95% intervallo di certezza: 0 - 4,1) casi
aggiuntivi di leucemia infantile collegabili alla vicinanza
delle abitazioni a linee elettriche ad alta tensione e 26,7
casi (95% intervallo di certezza: 3,9 - 57,3) collegabili
all'esposizione nelle case. Tali dati corrisponderebbero
rispettivamente a valori che variano da 0,3% a 6,1% del totale
dei 432 casi di leucemia infantile che si verificano ogni anno
in Italia.
Restano, tuttavia, ovvie incertezze sul rapporto
causa-effetto.
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