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nfine, ha
visto la luce: � accaduto qualche mese fa, il primo giugno scorso. La gestazione � stata lunga e travagliata: tutti lo
davano per imminente, dicevano che, finalmente, avrebbe risolto il problema.
E invece no: vegeta, questo s�, ma con un encefalogramma piatto. Ci si riferisce al decreto
del Presidente della Repubblica 30 marzo 2004, n. 142, che ha per oggetto le "Disposizioni per il contenimento
e la prevenzione dell'inquinamento acustico derivante dal traffico veicolare,
a norma dell'art. 11 della legge 26 ottobre 1995, n. 447" e che ha
atteso ben due mesi prima di essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale
del
primo giugno 2004, appunto. � la malinconica sorte di un corpo legislativo,
centrato sulla legge 26 ottobre 1995, n. 447 (normativa quadro
sull'inquinamento acustico), ambizioso nelle in�tenzioni;
discutibile sul piano tecnico-legislativo; scarsamente condiviso nella
sostanza dalla miriade
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di enti
locali, che avrebbero dovuto fornirgli sangue e vita e che, in maggioranza,
si sono ben guardati dal mettervi mano. Perch� l'inquinamento acustico
ambientale � un argomento scottante e fortemente
impolitico: tutti sono danneggiati dal rumore delle nostre citt�; dalle
manomissioni diffuse degli apparati silenziatori dei veicoli; dal frastuono
degli antifurti che impazziscono, naturalmente nel cuore della notte. E tutti se ne lamentano. Ma tutti
sono anche potenziali inquinatori e difendono tale preroga�tiva in modo
feroce. E tutti i certi danneggiati e i potenziali
inquinatori sono anche elettori.
PATATA BOLLENTE
Ecco allora che gli enti locali, a pi� stretto contatto
con il cittadino, rifuggono dalla materia dell'inqui�namento acustico come
dalla pestilenza. Per non parlare dei costi, che trovano tutti
uniti nella disapplicazione: gli enti locali privi
di risorse; i costruttori
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