Pub, bar, discoteche, ristoranti

Segnalazione
Sono venuta a conoscenza di questa associazione attraverso un programma radiofonico che trattava l’argomento “rumore”. Vivo in una piccola piazza, nata con l’edificio in cui abito, in un paese dove la piazza non era mai esistita. Fino ad un anno e mezzo fa il problema rumore era abbastanza sopportabile ed accettabile perché si limitava al “chiasso” dei bambini che ad una certa ora comunque finiva. Da un anno e mezzo è stato autorizzata l’apertura di un secondo bar con relativo plateatico, questo locale purtroppo attira parecchia gente che staziona all’esterno fino a notte inoltrata e che non si limita a chiacchierare ma spesso grazie ai fumi dell’alcol i toni si alzano, dopo la chiusura del locale questi stessi avventori si dirigono al parcheggio sostando ancora per le ultime chiacchiere e saluti fatti sempre con toni molto sostenuti, tanto da costringermi ad uscire per chiedere di andarsene (visto l’ora) o chiamare il 112 ma senza avere dei risultati tangibili, infatti i Carabinieri mi dicono di chiamare ma che alla fine loro più di tanto non possono fare. La risposta del Comune e dei Vigili è che vivo in piazza pertanto è inutile lamentarsi. Questa cosa mi fa veramente arrabbiare perché non capisco come mai i nostri diritti di abitanti di una piazza non esistano e sono invece tutelati quelli dei locali pubblici e dei loro clienti. Con questa e-mail chiedo se c’è qualche cosa che si può fare per cambiare questa situazione o se dobbiamo rassegnarci sperando di poter andarcene da qui (cioè mai! Chi vuole abitare sopra ad un bar?). R.d. A. – Provincia Vicenza

Risposta del nostro esperto
Gentile signora R. d. A., Lei ha due possibilità una gratuita ma forse poco efficace e la seconda più efficace ma altrettanto costosa. La prima possibilità è di richiedere al Comune (Settore Ambiente) di visionare la “valutazione d’impatto acustico” ai sensi dell’art. 8 della legge n. 447/95 nel fascicolo dell’autorizzazione dell’attività rilasciata dal Comune per il plateatico. Qualora fosse accertato che la valutazione previsionale d'impatto acustico non è stata mai effettuata Lei potrebbe procedere, almeno in teoria, per l’annullamento dell’autorizzazione rilasciata senza l’idonea documentazione. In ogni caso Lei può richiedere al Comune di far fare un sopralluogo in casa sua alla A.R.P.A. (Agenzia Regionale di Protezione dell’Ambiente) per verificare se il limite massimo notturno dei 3 dB fissato dall’art. 4 del D.P.C.M. 14/11/1997 è rispettato. Rivolgersi al Comune ha il vantaggio di essere gratis ma lo svantaggio che, spesso, l’azione risulta inefficace. La seconda possibilità è l’azione giudiziaria civile con il classico ricorso d’urgenza ex art. 700 c.p.c.. Per prima cosa Lei dovrebbe incaricare un tecnico per effettuare una perizia fonometrica. Il tecnico potrebbe essere un “tecnico competente in acustica ambientale” (come tale iscritto nell’apposito elenco della Regione) che però non effettui la misurazione in livello continuo equivalente (Leq) del rumore ambientale e rumore residuo (ex art. 4, D.P.C.M. 14/11/1997) ma effettui la misurazione della media dei picchi del livello sonoro istantaneo (fast) e il rumore di fondo L95 fast. Dalla sua esposizione del rumore ci sembra che la differenza tra questi ultimi due valori (intrusivo e fondo) sia ben maggiore del valore massimo della tollerabilità di giurisprudenza dell’art. 844 c.c., di non più di 3 dB sul rumore di fondo. Dopodiché vi sarà la difficoltà di fare effettuare al C.T.U. (Consulente Tecnico d’ufficio) gli accertamenti adatti ad accertare un rumore che è del tipo “quando arriva il cittiù il rumore non c’è più!”. Per il suo caso Le potrebbe essere utile leggere il libro del nostro Presidente “Il rumore del vicinato nelle controversie giudiziarie: il limite della normale tollerabilità e la consulenza tecnico legale” – Editore Maggioli, 377 pagine. Se dopo la lettura del libro avesse ulteriori quesiti, non esiti a sottoporceli nuovamente.